Scrittura del software: seconda fase della creazione di un programma

09/12/2019 Software

Ci eravamo lasciati col paziente dallo psicologo che tramite un’attenta analisi studia i suoi problemi e mentalmente trova quella che è la soluzione a suo avviso ottimale per risolverli.

La scrittura del software si può riassumere nel mettere in pratica ciò che hai pensato modellando passo dopo passo ciò che hai immaginato e rendendolo una cosa tangibile. La cosa bella è che un programmatore nel suo ambiente di sviluppo ha la possibilità di vedere formarsi e crescere quello che è una sua creatura. Il processo è lungo perché ti trovi sempre davanti a delle difficoltà a cui magari non avevi pensato o che magari in fase di analisi avevi sottovalutato.

 

Scrittura del software: ogni programmatore ha il suo stile

Come per chi scrive libri, ogni programmatore ha un suo stile letterario: c’è quello breve e coinciso (tipo giornalista), quello stilisticamente raffinato e quello che è disordinato e bada alla sostanza. In agenzia siamo sostenitori della sostanza (forse perché il disordine è intrinseco in tutti noi), ma è bello confrontarsi anche con gli altri stili perché nel mondo informatico (così come nella vita) c’è sempre qualcuno più bravo da cui imparare. La scrittura del software (a.k.a programmare) è un’attività abbastanza ossessiva in quanto spesso può capitare di staccare senza aver risolto un problema (il classico BUG) e magari mentre stai facendo tutt’altra cosa avere l’intuizione che ti fa andare avanti. Durante questa fase difficilmente riesci a tamponare tutte le falle che si possono manifestare, perché l’utilizzatore finale riesce sempre a superare anche la più fervida immaginazione del programmatore ed è per questo che la terza fase (il collaudo) è da sempre quella più temuta ed è il vero CRASH TEST. Ma questo fa parte della prossima puntata.