utente finale in fase di collaudo del software

Collaudo del software: terza fase della creazione di un programma

utente finale in fase di collaudo del software

Collaudo del software: terza fase della creazione di un programma

09/12/2019 Software

Dopo l’analisi e la scrittura arriva il momento del collaudo del software: usando una parafrasi, è cioè arrivato il momento per lo psicologo di lasciare libero il paziente di affrontare il suo problema avendogli fornito lo strumento idoneo che gli permetta di superare le difficoltà e magari avere i mezzi di risolvere nuovi quesiti.

Collaudo del software: la fase più delicata

Spesso le software house peccano di presunzione e credono di aver dato uno strumento perfetto al cliente. In realtà la fase del collaudo del software è quella è più delicata di tutto il processo di sviluppo di un programma, in quanto stai insegnando ad un bimbo ad andare in bicicletta senza le ruotine e lo hai protetto da eventuali cadute con tutti i mezzi possibili ma il bambino riesce sempre la maniera di farsi male. Per impedire che si faccia “troppo male”, il cliente va accompagnato durante le prove in modo da insegnargli l’uso corretto e in modo da sorreggerlo in caso di “cadute”.
L’utente finale è il vero CRASH TEST ed è colui che una volta preso in mano il mezzo lo saprà usare molto più velocemente e con una maggiore efficacia rispetto al realizzatore del software stesso.
Un esempio? Quando realizzammo il software di pesature delle merci al Porto Di Carrara, l’utilizzatore finale riusciva in 3 secondi a mandare via il camion (con comandi particolari) mentre nel caso fossimo stati noi in console avremmo creato una coda infinita di mezzi.

È importante accompagnare il bimbo nelle prime uscite con la bicicletta non dando niente per scontato ed essere consci che lui dopo farà cose con la bike che noi nemmeno con l’immaginazione riusciamo a fare. Anche in questa fase bisogna ascoltare senza presunzione l’utente finale perché il software non è mai perfetto anzi è migliorabile sempre proprio grazie all’esperienza fondamentale che ha il cliente nello svolgere il proprio lavoro. Quindi, anche in fase di collaudo del software, l’analisi e l’ascolto sono fondamentali per far scorrere senza intoppi lo sviluppo del software e per rendere felice il cliente.


Scrittura del software: seconda fase della creazione di un programma

Scrittura del software: seconda fase della creazione di un programma

09/12/2019 Software

Ci eravamo lasciati col paziente dallo psicologo che tramite un’attenta analisi studia i suoi problemi e mentalmente trova quella che è la soluzione a suo avviso ottimale per risolverli.

La scrittura del software si può riassumere nel mettere in pratica ciò che hai pensato modellando passo dopo passo ciò che hai immaginato e rendendolo una cosa tangibile. La cosa bella è che un programmatore nel suo ambiente di sviluppo ha la possibilità di vedere formarsi e crescere quello che è una sua creatura. Il processo è lungo perché ti trovi sempre davanti a delle difficoltà a cui magari non avevi pensato o che magari in fase di analisi avevi sottovalutato.

 

Scrittura del software: ogni programmatore ha il suo stile

Come per chi scrive libri, ogni programmatore ha un suo stile letterario: c’è quello breve e coinciso (tipo giornalista), quello stilisticamente raffinato e quello che è disordinato e bada alla sostanza. In agenzia siamo sostenitori della sostanza (forse perché il disordine è intrinseco in tutti noi), ma è bello confrontarsi anche con gli altri stili perché nel mondo informatico (così come nella vita) c’è sempre qualcuno più bravo da cui imparare. La scrittura del software (a.k.a programmare) è un’attività abbastanza ossessiva in quanto spesso può capitare di staccare senza aver risolto un problema (il classico BUG) e magari mentre stai facendo tutt’altra cosa avere l’intuizione che ti fa andare avanti. Durante questa fase difficilmente riesci a tamponare tutte le falle che si possono manifestare, perché l’utilizzatore finale riesce sempre a superare anche la più fervida immaginazione del programmatore ed è per questo che la terza fase (il collaudo) è da sempre quella più temuta ed è il vero CRASH TEST. Ma questo fa parte della prossima puntata.


Semplificare i processi aziendali: ecco cosa serve (veramente) ad un impresa

Semplificare i processi aziendali: ecco cosa serve (veramente) ad un impresa

22/07/2019 Software

Per capire fino in fondo l’importanza di aiutare l’imprenditore attraverso la semplificazione dei suoi processi aziendali è opportuno raccontare un aneddoto.

Non sempre la perfezione tecnica è la scelta perfetta

Nei primi anni del corrente secolo uno sbarbatello alle prime armi nel campo informatico collaborava con la Porto di Carrara affiancando fior di programmatori con il solo compito di spiegare all’utilizzatore il nuovo software che avrebbe permesso di avviare al lavoro (in modo automatico) i vari dipendenti. Il nuovo software permetteva che i portuali venissero divisi in mansioni, tenendo presente la capacità del singolo lavoratore a maneggiare certe tipologie di merce. Il programma era scritto benissimo e funzionava senza intoppi ma aveva la grossa pecca di non aver considerato il lato umano del lavoro.
Per una serie di casi sfortunati in quel periodo in Porto veniva movimentata una solita tipologia di materiale che impediva ad alcuni dipendenti (ritenuti non adatti) di entrare nella normale rotazione lavorativa mensile. Inoltre con la classificazione prettamente informatica capitava spesso che alcune persone lavorassero insieme anche se in queste non andavano d’accordo fra loro.
Nel primo caso alla fine del mese le rotazioni sui turni non erano equilibrate mentre nel secondo caso i dissapori minavano la tranquillità del gruppo a discapito della sicurezza.
Chiaramente il responsabile dell’epoca bocciò il tutto e non permise che il software venisse utilizzato. Pur essendo un programma rivoluzionario e ben realizzato, non aiutava il cliente a migliorare i processi aziendali, anzi se possibile li peggiorava creando malumore. Ma quali errori erano stati commessi? La colpa era esclusivamente dei tecnici? Come si è risolta la questione?

Ciò che serve è una corretta analisi

Per fare una corretta ANALISI c’è bisogno di colui che spiega con cognizione di causa e di colui che ascolta e recepisce. In questo caso, il cliente aveva dato l’incarico di spiegare ad una persona non completamente dentro alle procedure aziendali, mentre la software house aveva di fatto sentito e non ascoltato, non ponendo la giusta attenzione sugli equilibri e sulle reali esigenze del committente.
La Porto di Carrara voleva facilitare e velocizzare il lavoro, ma non era l’avviamento dei lavoratori che poteva essere informatizzato con automatismi perché in quello specifico processo aziendale era di vitale importanza la sensibilità umana che nessun software (all’epoca) poteva garantire.
Se si fossero individuate le “vere” esigenze, si sarebbe compreso che il vero nodo che l’azienda portuale doveva sciogliere era il passaggio verso la consuntivazione e di conseguenza verso le paghe. A quel tempo tutto avveniva attraverso fogli scritti a mano e con passaggi su più operatori che di fatto portavano lentezza e un margine d’errore molto alto.
Alla fine, l’avviamento fu lo stesso informatizzato lasciando però in mano al responsabile dei turni la possibilità di stabilire chi faceva cosa, ma collegandolo l’intero processo però direttamente alla consuntivazione. Tutto questo permise ai responsabili paghe di avere una situazione in tempo reale (portando vantaggi anche a chi avviava) ed inoltre l’inserimento dei dati avveniva una volta sola e poi si procedeva con modifiche e/o aggiunte.

E alla fine tutto si riduce all’ascolto

Tutto questo fu possibile perché lo “sbarbatello alle prime armi” andò ad interpellare gli operativi sul campo e a vedere come si svolgeva il lavoro, comprendendo fino in fondo le effettive necessità e facendo loro capire quali vantaggi avrebbe portato una implementazione informatica.
Questa è la filosofia che in ogni ambito accompagna la GM: il cliente è al centro e una volta ascoltato e recepita la sua richiesta d’aiuto gli va tracciato un cerchio per fargli capire l’espansione del suo business tramite l’utilizzo dell’informatica.


Analisi: alla base dello sviluppo di un software

Analisi: alla base dello sviluppo di un software

22/07/2019 Software

Le tre macrofasi che caratterizzano lo sviluppo di un software sono: analisi, scrittura del programma e collaudo. In questo post affronteremo lo step numero uno: l’analisi

Creazione software: prima fase, l’analisi

Quando un paziente va dallo psicologo, chi è in cura sente un disagio di cui non sa le motivazioni e si affida ad un medico che inizialmente è all’oscuro della vita e dei problemi del paziente. Tramite un attento ascolto il medico tenta di trovare le origini e le motivazioni del disagio, cercando di trovare la soluzione più rapida e più efficace per migliorare la situazione senza alterare gli equilibri interni ed esterni della persona.
Con le debite proporzioni un analista informatico è come lo psicologo del software aziendale. Prima di iniziare a programmare bisogna ASCOLTARE le esigenze del cliente cercando di apportare un miglioramento al processo aziendale col minor impatto possibile sul lavoro quotidiano. Inoltre bisogna porre le domande opportune al cliente per capire anche le cose che non ti vengono dette perché per lui sono ovvie e per fargli capire i vantaggi che il nuovo sistema può offrire.
Un analista deve saper ascoltare e deve essere conscio della sua IGNORANZA (nell’accezione latina di colui che ignora) nei confronti delle problematiche del cliente, non si deve sostituire all’imprenditore ma lo deve accompagnare ed aiutare a rendergli il lavoro più efficace, in una parola ad OTTIMIZZARE quello che lui è già bravo a fare ma senza opportuni aiuti informatici. Così come un buon Analista deve essere modesto nell’approccio col mondo lavorativo del cliente, d’altra parte deve essere sicuro di ciò che può offrire da un punto di vista informatico avendo sempre a mente quale deve essere l’obiettivo finale. Non è detto che un processo venga semplificato da un software, anzi spesso gli utilizzatori finali vedono il tutto come un rallentamento della loro routine quotidiana anche perché si va ad intaccare la loro zona di confort. Ma questo fa parte della prossima puntata…..